Nella Circolare n. 177 del 22 giugno 1995 (paragrafo 4.1.1) in merito alle spese accessorie e di riparazione si precisa che come tali devono intendersi “i costi sostenuti dal rivenditore che abbiano una specifica inerenza o alla fase di acquisizione del bene o a quella successiva di riattazione dello stesso. Tra i primi possono comprendersi, ad esempio, gli oneri tributari nonché quelli di intermediazione relativi all’acquisto, le spese peritali, quelle notarili, di agenzia, di trasporto, ecc. Tra i secondi sono da comprendere tutte le spese di riparazione e di restauro del bene”.
Queste, peraltro, essendo spese aggiuntive al costo di acquisto del bene rivenduto, non danno diritto alla detrazione della relativa imposta (Art. 36, c. 4, Dl 41/1995).
Nella Circolare n. 177/1995, inoltre, è chiarito che “in relazione a dette prestazioni, la norma non concede al rivenditore che opera nel regime del margine la facoltà di scegliere se esercitare la detrazione dell’iva addebitatagli in via di rivalsa o se imputare l’intero corrispettivo dell’operazione, comprensivo dell’imposta, tra i costi da considerare ai fini della determinazione del margine. Ciò in quanto il regime del margine si caratterizza per la indetraibilità dell’iva assolta sugli acquisti”.
Nella norma stessa, infatti, è stabilito che “i soggetti che applicano l’imposta secondo le disposizioni del comma 1 non possono detrarre l’imposta afferente l’acquisto, anche intracomunitario, o l’importazione dei beni usati, degli oggetti d’arte e di quelli d’antiquariato o da collezione, compresa quella afferente le prestazioni di riparazione o accessorie”.

Da un punto di vista operativo quindi tali operazioni possono essere registrate con una causale IVA (ad esempio la 100) e codice IVA BU1 e considerando l'importo al lordo dell'IVA come costo in contabilità e come costo aggiuntivo nella gestione dei Beni Usati.

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